“E’ sconcertante come questo governo targato Pd, dopo la sonora bocciatura del referendum ricattatorio nei confronti dei lavoratori di volo e di terra, tenta di giustificare la messa in liquidazione della compagnia. In realtà come alternativa alla liquidazione si profilerebbe la svendita al miglior offerente (la Germania per esempio sarebbe ben felice di comprare Alitalia a prezzo stracciato come ha già fatto con Brussels Airlines, Austrian etc.) e considerato che già gestisce i servizi di terra di diversi aeroporti italiani ed europei certamente non farebbe poi gli interessi del nostro paese, del turismo e dell’indotto che ha due volte il peso di Alitalia”. E’ quanto dichiarano in una nota congiunta gli esponenti di Fdi-An, Andrea De Priamo vice presidente Assemblea Capitolina e Diego Cursio dirigente romano e delegato Trasporto Aereo Fdi. “Si osteggerebbe così – proseguono – il naturale sviluppo dell’hub intercontinentale di Roma-Fiumicino privilegiando quello di Francoforte (già in concorrenza con Malpensa) e relegherebbe la nostra compagnia al ruolo di portatrice di passeggeri alla stessa concorrenza dai nostri voli nazionali. E’ innegabile che dalla fine degli anni novanta, Alitalia ha quasi sempre registrato perdite importanti in quanto malgestita da manager di stato operando principalmente rotte di medio e corto raggio, anziché investire su aerei e voli di lungo raggio e specialmente dagli anni 2000 in poi con la concorrenza selvaggia delle neonate low-cost supportate da finanziamenti regionali che possono fare prezzi molto più bassi e al tempo stesso guadagnarci avendo anche un forte potere contrattuale sulle tasse aeroportuali. Purtroppo non sono serviti a nulla tutti gli interventi pubblici di rifinanziamento, i reiterati tagli sul personale e sugli stipendi, i continui cambi di management e consulenti (premiati con buone uscite milionarie anche quando sarebbero state opportune azioni di responsabilità per i danni cagionati), il soccorso di capitani coraggiosi e l’ennesimo tentativo di Etihad. La proposta bocciata nel referendum relativa al nuovo piano industriale era simile ai vecchi interventi con ulteriori licenziamenti e tagli agli stipendi ai lavoratori senza prevedere sviluppo di rotte e linee intercontinentali, quindi destinato a fallire per l’ennesima volta, prevedendo un investimento di solo due miliardi di euro (la messa in liquidazione di Alitalia costerebbe allo Stato oltre il miliardo di euro). Non si può scaricare sui dipendenti la colpa di decenni di gestione miope di manager di stato che hanno di fatto smembrato ( vedi A.m.s. Manutenzione motori a reazione d’eccellenza) e svalutato l’Alitalia, il governo deve farsi parte diligente per salvare la nostra compagnia di bandiera asset strategico di stato investendo e se necessario nazionalizzando, tutelando i lavoratori Alitalia e A.m.s. e tutto l’indotto che genera in particolare su Roma Fiumicino e non solo”.

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